Tematismi: creta
Ubicazione: Ficulle
Argomento: storia - artigianato - etnografia / cultura materiale - turismo
Descrizione: Un’ipotesi suggestiva fa risalire il nome di Ficulle proprio al termine “Figulus”, ossia vasaio. La produzione della terracotta era l’attività predominante della comunità di Ficulle, sin dagli arbori. Secondo la tradizione orale a metà dell’800 erano attive una decina di famiglie di artigiani, 3 delle quali operavano nella zona “le cocciare”. Le terrecotte ficullesi avevano un largo uso non solo nel territorio circostante ma anche a più lunghe distanze, per gli oggetti e gli utensili di uso comune delle famiglie, per la cucina, per la conservazione degli alimenti e per la loro trasformazione. Oggi sono rimaste in attività due botteghe (Del Croce e Fattorini) che continuano la lavorazione tradizionale ficullese, pur con vari ammodernamenti tecnici, a partire dalle impastatrici fino ai forni. Questi ultimi fino agli anni 90 erano a legna, dovevano essere completamente riempiti per avviare la cottura e richiedevano una maggiore manodopera. I forni a gas odierni, pur facendo perdere il fascino ed il valore sociale di quelli a legna sono indispensabili per rispondere alle necessità di un mercato che impone tempi di produzione più brevi. La procedura di preparazione dei manufatti rimane però intatta. Nelle botteghe l'argilla viene ancora lavorata a mano al tornio, le forme vengono rivestite di bianchetto (argilla fine), colorate in verde (ottenuto con la ramina) o marrone (manganese) su fondo di cristallina (una volta il piombo). L'essiccatura avviene in modo naturale. Alle due botteghe rimaste di Del Croce e Fattorini se ne aggiunge una terza, di Paola Biancalana, che sperimenta forme e colorazione. - - *APPROFONDIMENTI - 1. Scheda intervista informatore: Costantino Del Croce - 2. Scheda intervista informatore: Fabio Fattorini 3. Metodologia applicata -
Codice: BCI089
Datazione: 12-03-2011
Ubicazione: Ficulle
Argomento: storia - artigianato - etnografia / cultura materiale - turismo
Descrizione: Un’ipotesi suggestiva fa risalire il nome di Ficulle proprio al termine “Figulus”, ossia vasaio. La produzione della terracotta era l’attività predominante della comunità di Ficulle, sin dagli arbori. Secondo la tradizione orale a metà dell’800 erano attive una decina di famiglie di artigiani, 3 delle quali operavano nella zona “le cocciare”. Le terrecotte ficullesi avevano un largo uso non solo nel territorio circostante ma anche a più lunghe distanze, per gli oggetti e gli utensili di uso comune delle famiglie, per la cucina, per la conservazione degli alimenti e per la loro trasformazione. Oggi sono rimaste in attività due botteghe (Del Croce e Fattorini) che continuano la lavorazione tradizionale ficullese, pur con vari ammodernamenti tecnici, a partire dalle impastatrici fino ai forni. Questi ultimi fino agli anni 90 erano a legna, dovevano essere completamente riempiti per avviare la cottura e richiedevano una maggiore manodopera. I forni a gas odierni, pur facendo perdere il fascino ed il valore sociale di quelli a legna sono indispensabili per rispondere alle necessità di un mercato che impone tempi di produzione più brevi. La procedura di preparazione dei manufatti rimane però intatta. Nelle botteghe l'argilla viene ancora lavorata a mano al tornio, le forme vengono rivestite di bianchetto (argilla fine), colorate in verde (ottenuto con la ramina) o marrone (manganese) su fondo di cristallina (una volta il piombo). L'essiccatura avviene in modo naturale. Alle due botteghe rimaste di Del Croce e Fattorini se ne aggiunge una terza, di Paola Biancalana, che sperimenta forme e colorazione. - - *APPROFONDIMENTI - 1. Scheda intervista informatore: Costantino Del Croce - 2. Scheda intervista informatore: Fabio Fattorini 3. Metodologia applicata -
Codice: BCI089
Datazione: 12-03-2011



